Se lavori in un’azienda con 15 dipendenti o meno, sei stato assunto prima del 7 marzo 2015 e subisci un licenziamento illegittimo (senza un motivo valido), ora il giudice può riconoscerti fino a 10 mensilità di risarcimento (con più di 10 anni di anzianità) o fino a 14 (con più di 20 anni). Prima il massimo era 6. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 174 del 22 ottobre 2026.
Licenziamento piccole imprese: cosa ha deciso la Corte costituzionale
La legge sui licenziamenti individuali (art. 8 della Legge 604/1966) prevede che il lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo riceva un’indennità tra 2,5 e 6 mensilità. In alternativa, il datore può riassumerlo entro tre giorni.
La stessa norma permetteva di salire fino a 10 o 14 mensilità per chi aveva una lunga anzianità. Ma solo se il datore aveva più di 15 dipendenti.
La Corte ha cancellato proprio questa condizione. Ora la maggiorazione vale anche nelle piccole imprese. Secondo i giudici, un tetto di 6 mensilità era troppo basso per compensare il danno e per scoraggiare i licenziamenti ingiusti.
Il caso nasce dal Tribunale di Livorno. Un’assistente di studio dentistico, assunta nel 2003, era stata licenziata nel 2024 senza una vera contestazione disciplinare. Con le vecchie regole avrebbe potuto ottenere al massimo circa 8.600 euro, dopo oltre vent’anni di lavoro.
Chi può beneficiarne
La nuova regola riguarda chi ha tutti questi requisiti:
- lavoratore dipendente assunto prima del 7 marzo 2015;
- datore di lavoro “sotto soglia”: fino a 15 dipendenti nella stessa sede o nello stesso comune (5 se impresa agricola) e non più di 60 in tutto;
- licenziamento giudicato illegittimo, cioè senza giusta causa o giustificato motivo.
A La Spezia è una situazione molto diffusa. Pensiamo ai negozi del centro, a bar e ristoranti, alle strutture ricettive delle Cinque Terre, alle botteghe artigiane, agli studi professionali.
La sentenza è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 ottobre 2026 e vale dal giorno successivo. Si applica anche alle cause ancora in corso, ma non a quelle già chiuse con sentenza definitiva o con una conciliazione firmata.
Importi: quanto si può ottenere
L’indennità si calcola sull’ultima retribuzione globale di fatto (lo stipendio lordo mensile, compresi gli elementi fissi e continuativi). Ecco un esempio con una retribuzione di 1.600 euro lordi al mese:
| Anzianità di servizio | Massimo prima | Massimo oggi |
|---|---|---|
| Più di 10 anni | 9.600 € (6 mensilità) | 16.000 € (10 mensilità) |
| Più di 20 anni | 9.600 € (6 mensilità) | 22.400 € (14 mensilità) |
Attenzione: sono importi massimi. Il giudice decide la cifra caso per caso, valutando il numero dei dipendenti, le dimensioni dell’azienda, l’anzianità, il comportamento e le condizioni delle parti. Il minimo resta di 2,5 mensilità.
Come ha osservato la Corte, chi è stato assunto prima del 2015 ha ormai superato i 10 anni di anzianità. Quindi per tutti questi lavoratori si può arrivare almeno a 10 mensilità.
La sentenza non introduce invece il diritto alla reintegrazione (il ritorno al posto di lavoro) nelle piccole aziende. La tutela resta economica.
L’indennità è soggetta a Irpef con tassazione separata.
E chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015?
Per i nuovi assunti vale il d.lgs. 23/2015 (il cosiddetto Jobs Act). Già con la sentenza n. 118 del 2025 la Corte costituzionale aveva eliminato il tetto di 6 mensilità anche per loro. Oggi, nelle piccole aziende, l’indennità va da 3 a 18 mensilità, sempre a valutazione del giudice.
Chi resta escluso
- Colf, badanti e baby sitter: il lavoro domestico ha regole proprie (art. 4 della Legge 108/1990). Il datore può recedere dando il preavviso previsto dal contratto collettivo, senza dover dimostrare un motivo.
- Chi si è dimesso volontariamente.
- I licenziamenti discriminatori, nulli o comunicati solo a voce: per questi casi la legge prevede già la reintegrazione, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda.
Scadenze da non perdere
I diritti si perdono se non si rispettano due termini (art. 6 della Legge 604/1966):
- 60 giorni dalla ricezione della lettera per impugnare il licenziamento per iscritto (basta una lettera, anche tramite il sindacato);
- 180 giorni dall’impugnazione per depositare il ricorso in tribunale o chiedere il tentativo di conciliazione. Se la conciliazione viene rifiutata o non va a buon fine, restano 60 giorni per il ricorso.
Se lasci passare questi termini, il licenziamento non è più contestabile, anche se era ingiusto.
Per questo non conviene aspettare. Se hai appena ricevuto la lettera, portala subito alla CISAL La Spezia: l’impugnazione scritta possiamo prepararla e inviarla noi, nei tempi giusti.
Come verificare la propria situazione
Prepara questi documenti:
- la lettera di licenziamento, con la data in cui l’hai ricevuta;
- il contratto di assunzione o la lettera di assunzione, per provare la data di inizio;
- le ultime buste paga;
- eventuali contestazioni disciplinari ricevute e le tue risposte.
Un consiglio pratico: non firmare accordi o conciliazioni proposti dal datore di lavoro prima di aver sentito un sindacalista. Una volta firmati in sede protetta, di solito non si possono più contestare.
Come ti aiuta la CISAL La Spezia
La sentenza apre una possibilità. Ma per ottenere davvero un risarcimento più alto serve costruire bene il caso fin dall’inizio. Un errore nella lettera di impugnazione o un termine mancato possono far perdere tutto.
Alla CISAL La Spezia trovi tutto quello che ti serve nello stesso ufficio:
- i sindacalisti esperti in vertenze, buste paga e conciliazioni controllano la lettera di licenziamento e i conteggi, ti dicono se ci sono margini per contestarlo, inviano l’impugnazione e ti assistono nel tentativo di conciliazione con il datore di lavoro;
- gli avvocati convenzionati con la CISAL ti seguono se la vertenza non si chiude con un accordo e bisogna andare davanti al giudice del lavoro;
- il Patronato ENCAL CISAL presenta subito la domanda di NASpI, gratuitamente, così non resti senza reddito mentre la vertenza va avanti;
- il CAF ti segue sugli aspetti fiscali dell’eventuale indennità.
Non devi capire da solo se il tuo caso rientra nella sentenza. Portaci la lettera e le buste paga: lo verifichiamo insieme e ti diciamo con chiarezza cosa puoi ottenere e cosa conviene fare. Se poi decidi di andare avanti con la vertenza, il primo colloquio è gratuito. Puoi chiamare lo 0187 021932 o prenotare una consulenza dal sito.
Domande frequenti
Mi hanno licenziato a settembre 2026. Posso usare la nuova regola?
Sì, se impugni il licenziamento entro 60 giorni e la causa non è ancora chiusa. Il giudice applicherà la norma come modificata dalla Corte.
Lavoro da 12 anni in un negozio con 4 dipendenti. Quanto posso ottenere?
Da 2,5 fino a 10 mensilità, se il licenziamento viene dichiarato illegittimo. La cifra esatta la decide il giudice.
Dopo il licenziamento posso chiedere la NASpI?
Sì. Il licenziamento dà diritto alla NASpI (indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti), anche mentre lo contesti e anche se è disciplinare. Le dimissioni volontarie, invece, di regola no: trovi tutti i casi nella nostra guida Dimissioni o licenziamento a La Spezia: quando spetta la NASpI. Al Patronato ENCAL CISAL la domanda è gratuita, mentre presso molti altri patronati si pagano 20-25 euro.
Ti hanno licenziato o temi di esserlo? Ricorda che hai solo 60 giorni: non aspettare l’ultimo momento.
Hai dubbi sulla tua situazione specifica? Passa alla CISAL La Spezia, in via Ugo Foscolo 72 — i nostri operatori sapranno aiutarti.
Articolo redatto a scopo informativo sulla base della normativa vigente. Per una valutazione personalizzata della propria situazione, rivolgiti agli operatori CAF CISAL La Spezia.
